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C’è natura e Natura

Uno scorpione doveva attraversare un fiume ma non sapeva nuotare, e quando vide una rana le chiese un passaggio. La rana disse: “Se ticarico sulle mie spalle tu mi pungi di sicuro!”. E lo scorpione rispose: “Che interessi avrei a pungerti? Sono sulle tue spalle, affogheremmo tutti e due”. La rana ci pensò su per un po’ e alla fine accettò. Si mise lo scorpione sulle spalle e si buttò in acqua. Ma a metà strada si sentì un improvviso bruciore su un fianco, e capì che lo scorpione l’aveva punta. Così mentre affondavano nelle onde, la rana gridò: “Ma perché mi hai punto? Stupido! Ora annegheremo tutti e due!”. E lo scorpione rispose: “Non posso farne a meno, è nella mia natura”


Al fine di meglio introdurre il tema che affronteremo in questo articolo, riprendo un post tratto da Facebook. È un commento particolarmente eloquente, in quanto è un compendio degli errori che abitualmente si commettono trattando del temibile tema “Natura Vs Contro Natura”. Vediamo, dunque.

Ebbene, non invano è stata riposta la fiducia di questa utente! Quella che segue vuole essere infatti una soluzione alla “difficoltà” presentata, senza la pretesa d’esaurire la questione in questa sede. Impresa che per altro risulterebbe impossibile.

CONCETTO ESTENSIVO DI NATURA
OVVERO
+ NATURA IN QUANTO INSIEME DELLE COSE NON PRODOTTE DALL’UOMO +

Come prima cosa, al fine di ammansire la bestialità sopra esposta tenteremo di diradare le nebbie concettuali che offuscano il pensiero di chi pone – malamente – siffatte questioni. Iniziamo pertanto da una distinzione fondamentale tra due precisi concetti di “natura“, esaminando per primo quello che è stato utilizzato nel commento di cui sopra, che è il seguente:

natura(le) è ciò che di non artificiale si dà nel mondo corporeo

dove “artificiale” denota tutte quelle cose che contano nel novero delle proprie cause agenti-efficienti anche l’attività dell’uomo. In poche parole: tutto ciò che è prodotto dall’attività umana. Non serviranno allora grandi spiegazioni per capire che, in questi termini, una spada è un prodotto artificiale dell’arte umana, un artefatto; una quercia invece è un ente naturale. Nel detto significato, natura fa capo al concetto “estensivo”, o fenomenico, del termine, che denota il complesso delle cose non fatte dall’uomo e globalmente collegate tra loro da relazioni di ordine. In questo senso “natura” dice Cosmo, o Kosmos, che per i greci significava appunto Ordine, l’ordine tra i vari enti.
Detto ciò, partendo dal suddetto concetto estensivo/fenomenico di natura, proviamo a ricostruire per sommi capi il ragionamento sotteso al commento di apertura:

A dire di alcuni, esistono comportamenti sbagliati, dunque da evitare, perché innaturali o “contro natura”: tali sarebbero, ad es., relazioni e rapporti omosessuali. “Contro natura”, tuttavia, è ogni attività o prodotto dell’attività antropica introdotta nel mondo dall’uomo. Ne viene che anche il curare una patologia o prendere il tram o usare gli occhiali etc. sarebbe da considerarsi innaturale (contro-natura) e quindi da rifuggire sì come un male. Ora queste conseguenze sembrano assurde e si scontrano con il buon senso. Quindi parlare di comportamenti “contro natura” è una assurdità.

Il ragionamento sembrerebbe filare, almeno finché non portiamo alla luce quell’errore esiziale che consiste nell’ identificare l’artificiale con il “contro natura”. Per capire come stanno le cose, dobbiamo introdurre il concetto intensivo di Natura. Lo si sappia o meno, è proprio questo a cui si fa riferimento quando si parla di “comportamenti contro-natura”.

CONCETTO INTENSIVO DI NATURA
OVVERO
+ NATURA IN QUANTO ESSENZA +

Iniziamo col precisare che la nozione metafisica di Natura (come principio intrinseco dell’operazione, il concetto intensivo) non può mai prescindere dalla sua manifestazione nel mondo (estensiva), poiché si richiamano mutuamente come l’essenza si manifesta nell’esistenza. Adesso però è il primo concetto che ci interessa, poiché l’affermazione secondo cui un dato comportamento è “contro natura” trova la sua piena e unica giustificazione nell’ambito dell’Etica fondata sulla Legge Morale Naturale (LMN).

Definiamo la LMN non solo come un ordine da scoprire, ma come un Dettato della Retta Ragione che partecipa alla Legge Eterna di Dio (Lex Aeterna), e che si manifesta attraverso le inclinazioni naturali e fondamentali dell’uomo verso il suo fine.

La LMN è quindi:

«un ordine o una disposizione che la ragione può scoprire e secondo la quale la volontà umana deve agire per accordarsi ai fini necessari dell’essere umano» (R. Pizzorni, “Il diritto naturale da Aristotele a san Tommaso d’Aquino, p.539)

Questa Etica è interamente fondata su un terreno metafisico essenzialista e teleologico. Per essa, la qualità morale dell’azione (se buona o cattiva) non è estrinseca o convenzionale, ma è originata dall’atto della Volontà specificato dall’oggetto che è ontologicamente un bene (o un male), il quale, a sua volta, è definito in relazione al fine intrinseco della natura o essenza umana. È dunque con questo significato intensivo e normativo di Natura che dobbiamo fare i conti, respingendo l’ambiguità riduzionista.

Facciamoli, dunque.

Chiariamo sin d’ora che nel suo significato intensivo, il concetto di Natura equivale a quello di Essenza, tant’è che alle volte i due termini si troveranno utilizzati come fossero sinonimi, in modo affatto intercambiabile, cosicché non sarà difficile imbattersi in chi parla di ‘azioni contro l’essenza umana’. Ciò non è un errore, a patto che si tenga a mente che i due termini, per quanto equivalenti, non si identificano totalmente e senza residui tra loro, come vedremo a breve. Per l’intanto diciamo che con il termine essenza indichiamo l’insieme delle determinazioni di un ente (fisico o logico). Definiamo dunque l’essenza come

“[…] l’elemento formale costitutivo di una cosa, l’elemento che l’assegna a una determinata specie e allo stesso tempo la separa da tutte le altre specie. […] L’essen­za propriamente è ciò che viene espresso dalla definizione. Ora la definizione com­prende i principi specifici e non quelli indivi­duali. Perciò nelle cose composte di materia e forma l’essenza non significa né la sola forma né la sola materia ma il composto di ma­teria e di forma in universale (ex materia et forma communi), in quanto sono principi della specie” (I, q. 29, a. 2).” (G.B. Mondin, Dizionario enciclopedico del pensiero di S. Tommaso, ESD 1991, p.228)

O in altri termini possiamo dire che l’essenza è ciò per mezzo della quale e nella quale una cosa ha l’essere: l’essenza è ciò che contrae e delimita l’essere, che rende la cosa ciò che è.

Guardando poi al Commento alla Metafisica, qui San Tommaso passa in rassegna i diversi significati che Aristotele attribuisce a Natura, giungendo infine ad affermare che

primo et proprie natura dicitur substantia, idest forma rerum habentium in se principium motus inquantum huiusmodi”  – “originariamente e in senso proprio si dice natura la sostanza, ossia la forma delle cose che hanno in se stesse il principio del moto in quanto tale” (Met V, L5, 826).

Ed è proprio questo il significato che solitamente l’aquinate attribuisce a Natura. [Nota: con “principio del moto” si intende il principio del proprio agire e non “moto locale” simpliciter]. Come si vede è la “forma” che tiene assieme, per dir così, Natura ed Essenza perché e proprio in ragione di quella che un ente può avere una precisa essenza/natura e quindi esser ciò che è. In poche parole: è in ragione della forma (sostanziale) che un cane ha l’essenza/natura di cane e un uomo quella di uomo.

Dicevamo dunque che Natura ed Essenza si equivalgono, ma non si identificano. Infatti, Natura dice l’essenza in quanto principio ontologico delle operazioni che caratterizzano una determinata classe di enti e tuttavia entrambe indicano una stessa realtà che nel caso dell’ente mobile, del corporeo, altro non è che il sinolo, ossia il concreto risultante dall’unione della forma sostanziale e della materia prima: l’uomo, ad esempio. E che di fatto indichino la stessa realtà senza identificarsi lo esemplifichiamo molto semplicemente in questo modo: alla domanda “perchè lo scorpione punge la rana che lo trasporta attraverso le acque del fiume?” risponderemo “perché è la sua natura” e non “perché è la sua essenza”!

Di quanto appena detto troviamo ulteriore conferma nell’insegnamento di San Tommaso, che nuovamente citiamo:

Il termine natura è stato assunto per significare l’essen­za in quanto è ordinata all’operazione pro­pria della cosa, poiché nessuna cosa può mancare di una sua propria operazione. (De Ent. et Ess., c. 1)

+ DALLA NATURA AL CONTRO NATURA +

Dunque, ogni ente dotato di una sua Natura/Essenza possiede e manifesta operazioni tipiche sue proprie che, per quanto riguardo il regno dei viventi corporei, possiamo riassumere in 3 grandi gruppi:

Come si sarà capito, parlando di Natura in senso intensivo sarebbe più appropriato utilizzare il termine al plurale, Nature. Questo perché ogni specie di enti ha una Natura sua propria, specifica appunto, che ne stabilisce l’operare tipico.
Ora, dato che le operazioni caratteristiche di un ente seguono dalla sua Natura/Essenza, tutto ciò che frustri tali operazioni si pone in contrasto con la Natura/Essenza del dato ente. E nell’etica della LMN è detta “contro natura” ogni azione (diretta o indiretta) che contrasti e frustri la Natura/Essenza umana. E siccome si è detto che sono il bene o il male ontologico che, specificando la volontà dell’agente, determinano la qualità morale dell’azione (buona o cattiva) ecco che un’azione deliberata il cui esito sia un certo tipo di male ontologico, quindi qualcosa che frustra la Natura/Essenza umana, sarà da considerarsi (salvo casi particolari) moralmente cattiva. Eccolo qui il significato di azione “Contra Naturam”.

Accenniamo poi in modo velocissimo che nell’ambito della LMN non ogni azione contro la natura di un ente corrisponde di necessità a un male morale (es. uccidere il cinghiale per mangiarlo è sicuramente qualcosa di contrario alla natura della bestia, ma – contra il cd “veganismo etico”, non è un’azione morlamente cattiva): l’azione moralmente cattiva (o buona) la si ha solo in relazione alla Natura/Essenza umana, come già detto. Inoltre eticamente rilevanti sono soltanto gli atti umani ( = actus humani), le azioni tipicamente umane, deliberate, le quali procedono dalla Ragione (qui a voluntate deliberata procedunt), mentre non sono moralmente rilevanti tutti quegli atti dell’uomo che non procedono dalla Ragione (= actus homini).

+ CONCLUSIONI +

Non dovrebbe essere difficile capire, a questo punto, che un’emorragia si pone decisamente contro la natura di qualsiasi essere vivente dotato di un sistema circolatorio sanguigno (non solo dell’uomo). Essa è una disfunzione, un “male ontologico” (non morale) in opposizione alle operazioni e alla salute/vita stessa dell’essere vivente. Alla luce di quanto detto sin’ora diremo allora che le azioni volte a ripristinare il bene (ontologico) dell’uomo sono intrinsecamente buone. In nessun modo l’assunzione di anti-emorragici, operazioni chirurgiche e tutto ciò che serve a ripristinare una circolazione sanguigna fisiologica potrà dirsi “contro natura”, dunque. Poiché sono azioni che concorrono al ripristino di un bene a cui l’uomo è dedito per natura, le diremo buone. Come già detto, infatti, nell’etica della LMN/tomistica il bene (o il male) ontologico, specificando l’atto di volontà dell’agente, dà origine al bene (o al male) morale dell’azione da egli compiuta.

Quindi, riassumendo:

  • ogni specie possiede una propria Natura/Essenza che la determina ad essere ciò che è e in virtù della quale manifesta precise operazioni (vegetative, senso-motorie, intellettive);
  • nell’uomo, le azioni volte a “ripristinare” la privazione di quei beni (es. salute) dovuti in ragione della sua propria natura o essenza sono moralmente buone, in quanto il bene ontologico ricercato e voluto (la salute, in questo caso) specifica la volontà del soggetto agente (es. del medico);
  • ciò che frustra queste operazioni (e quindi anche la natura dell’ente in questione) diciamo essere “contro natura“, ossia contro la natura di quel preciso ente (ma, come già accennato, non ogni azione umana che si pone contro la natura di un dato ente è necessariamente un male morale).

A questo punto svariate obiezioni potrebbero essere sollevate. Si potrebbe obiettare, ad esempio, che la notazione di Natura qui fornita è desueta, non è valida, non è di proprio gradimento e via discorrendo. Simili critiche, tuttavia, sarebbero qui irrilevanti giacché in questa sede interessava solo mostrare la retta interpretazione di quel “contro natura” troppo spesso citato a sproposito. Come abbiamo visto, una volta fatte le dovute precisazioni tale concetto e gli argomenti che lo suppongono diventano perfettamente intelligibili. A differenza di quanto accade in altre circostanze in cui non si sa “discernere cosa sia giusto e cosa no, cosa sia diritto e cosa non lo sia”.

Se poi tale concetto sia valido e difendibile ancora oggi è un’altra storia per un altra puntata.


Versione riveduta, corretta ed ampliata di un articolo già comparso sul blog “Croce-Via” .